Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie
(G. Ungaretti)

Non serve aggiungere altro. Con questo stato d’animo, ci raduniamo attorno al Figlio del Vecchio Maggiore. Il suo ottimismo, il suo amore per la vita non ci hanno lasciato indifferenti in questi giorni.
Ma tra Novembre e Febbraio, si sa, il destino per un maiale è beffardo. La sua vita si mostra in tutta la sua precarietà e provvisorietà. E come le foglie, anche il Figlio del Vecchio Maggiore attende che il vento lo porti via.
Con la sua sensibilità e tenerezza, il Figlio del Vecchio Maggiore si è affezionato all’uomo, senza mai intuire l’inganno. Il suo consumo è il mio consumo. E con il suo sguardo incrocerà gli sguardi degli uomini presenti che l’hanno nutrito.
Mancano pochi giorni al rito finale. Il colpo di pistola del macellaio.
Le sue grida annunceranno per tutta la vallata un monito. La vita è vana ma la sua provvisorietà, la sua precarietà, la sua caducità ci richiamano al suo perpetuare. Se è vero che viene il gelo, è vero anche che segue la primavera.
E il Figlio del Vecchio Maggiore, con la sua tenerezza e il suo sapore ci conforterà e ci darà nuova speranza per tutto l’inverno.
Ogni cosa di te verrà utilizzata! Non butteremo via nulla! Anche nelle più antiche tradizioni popolari il sacrificio del porco non è morte, violenza e sofferenza. Già subito dopo, ci lascia conforto e speranza per il futuro.

Il maiale
era lì che mi guardava.
Il macellaio
faceva finta di niente
e gli girava intorno indeciso
col coltellaccio allucinato.
Voltai l’angolo
il maiale pareva
implorarmi a restare
posando alla catena
come un lupo in olfatto.
Così rimasto incantato
non sentì il coltello
forargli la gola
e non vide il sangue
colargli a dirotto.
Era tutto concentrato
a rivedermi apparire.
(S. Toma)

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